La storia del BMX, come molte altre storie di sport giovani, innovativi e divertenti, nasce sulla costa ovest degli USA, in quel crogiolo di grandi avvenimenti storici, rivolte e innovazioni che era la California verso la fine degli anni Sessanta.

Fra movimenti per la pace, sperimentazioni con le droghe, movimenti per i diritti, hippie e venti di cambiamento, verso il 1968 c’erano anche tanti giovani che guardavano al motocross desiderando di cavalcare quelle due ruote così potenti e agili ma non potevano farlo per vari motivi.

Perché allora non provare a utilizzare delle biciclette, magari monomarcia e leggere, per provare a imitare i gesti dei motociclisti?

Detto fatto e, con una mossa che ricorda un po’ la nascita dello skateboard decenni prima e i suoi rapporti con la cultura surf, in men che non si dica l’idea riscuote grande successo fra i ragazzi californiani e, basta spingersi avanti di qualche anno, verso i primi Settanta, per arrivare alle prime gare su sterrato.

foto di una gara di BMX nel 1976

Col N.284 Scot Breithaupt, uno dei padri fondatori del BMX, in una gara del 1976. Da notare la bici “brakeless”, senza freni. Credit ©Russ Okawa / Associated Press

Sono questi gli anni d’oro per il BMX (che, ricordiamolo in onore alla sua origine, significa Bicycle Motocross) che però, nonostante gare ed evoluzioni sempre più spettacolari, dovrà ancora aspettare diverso tempo per essere ben regolamentato e organizzato.

Se i Settanta sono il decennio dell’esplosione di questo fenomeno, che coinvolge molti ragazzi da ogni parte degli USA e raggiunge pure molti altri Paesi, sono però gli anni Ottanta a segnarne l’affermazione come fenomeno ben riconosciuto oltre che in grado di attirare sempre più atleti e spettatori.

Nel 1981 viene infatti creata la prima federazione internazionale (International BMX Federation) e a partire dall’anno seguente si possono organizzare i vari campionati, mentre bisognerà attendere fino al 1985 per l’interessamento della FIAC (Fédération Internationale Amateur de Cyclisme) che comincia a sua volta a organizzare gare e campionati.

Gli anni Ottanta non sono però solo importanti per la nascita delle prime manifestazioni agonistiche riconosciute a livello mondiale, ma sono anche gli anni in cui le varie sperimentazioni condotte da grandi sportivi cominciano a modificare il BMX stesso, differenziandolo in varie “sotto-discipline” che, ben presto, diventano veri e propri stili di vita.

Alcuni atleti professionisti cominciano infatti a provare varie evoluzioni per acquisire un bagaglio tecnico più consistente; è un momento storico importantissimo per questo giovane sport, visto che proprio in questa occasione nascono le prime rampe e il Freestyle comincia a prendere corpo.

foto di Bob Haro nel 1982

Bob Haro, uno dei padri del freestyle nel BMX

I nomi dei pionieri dell’epoca, tutti grandi atleti, sono ormai scolpiti nella storia e hanno influenzato le epoche a venire: Bob Morales, Hugo Gonzales e Bob Haro, insieme a tanti altri, sono ancora oggi considerati miti assoluti.

Durante gli anni Ottanta possiamo visionare il BMX come sport in grande fermento ed espansione: crescono di numero tutte le gare e il Freestyle si differenzia fra Quarterpipe e Flatland, con il pubblico sempre più numeroso ai vari eventi Quarterpipe per via delle evoluzioni spettacolari.

Questi “quarti di tubo” (è il significato del termine inglese) sono i papà e le mamme delle rampe Vert utilizzate ancora adesso in molte discipline e pure questo risulta un valore aggiunto e un grande contributo del BMX al mondo sportivo.

Ma, pur in mezzo a grandi cambiamenti e con un giro economico che diventa sempre più importante, bisogna aspettare ancora un po’: diamoci quindi dentro con i cronopedali e vediamo di compiere qualche bel flip in avanti, fino al 1991.

Anno bello tosto, il 1991: i Queen pubblicano il loro ultimo album al completo, in Russia fallisce un importante golpe militare e… nasce quella cosuccia senza cui non esisterebbe nemmeno BiciLive: il 36enne Tim Berners-Lee, ricercatore del Cern, sviluppa un software di comunicazione e scambio documenti che chiamerà World Wide Web, in parole povere Internet.

Nel 1991 nasce inoltre il primo campionato mondiale unificato di BMX. Da qui in poi è tutto un po’ più semplice e veloce: nel 1996 il BMX viene riconosciuto dalla Unione Ciclistica Internazionale e nel 2003 il Comitato Olimpico Internazionale lo inserisce nelle Olimpiadi estive, con esordio previsto per il 2008 ai Giochi della XXIX Olimpiade in quel di Pechino e, subito dopo, anche ai Giochi olimpici giovanili a Singapore nel 2010.

foto di Otto rider BMX per la prima volta alle Olimpiadi: era Pechino 2008

Otto rider BMX per la prima volta alle Olimpiadi: era Pechino 2008

Ma abbiamo fatto qualche trick di troppo in avanti: ora dobbiamo puntare indietro la nostra bicicletta del tempo e tornare agli anni Novanta, chiudendo prima gli Ottanta con qualche atleta celebre per l’epoca da aggiungere agli altri già nominati.

foto di R.L. Osborn nel 1986 in una gara di Flatland BMX

R.L. Osborn nel 1986 in una gara di Flatland BMX

Martin Aparijo, Woody Itson, Josh White e R.L. Osborn hanno scritto capitoli molto importanti del Freestyle di quegli anni, mentre un grande e problematico campione quale Dave Vanderspek non solo ha difeso a dovere il Flat ma ha anche contribuito a rivoluzionarlo, trasformandolo in una disciplina molto meno statica e ancor più affascinante.

Bene, direte voi, se gli Ottanta sono stati un così enorme successo chissà i Novanta che roba incredibile!
Eh, purtroppo no.

Fattori di vario tipo mettono parecchio in ombra l’amata monomarcia durante gli anni Novanta, in particolare nella prima metà.

Non è mai facile comprendere i motivi degli avvenimenti quando coinvolgono più cause ed elementi, ma l’opinione diffusa è che il BMX, dietro alla sua patina allegra, di pratica divertente e disimpegnata, sia in realtà uno sport molto, molto difficile, notevolmente impegnativo a livello tecnico, con non molte attrezzature/strutture disponibili in giro per il mondo e quindi una sorta di barriera di entrata abbastanza alta per chi intenda praticarlo, in particolare prima del consolidamento al potere dello Street.

Aggiungeteci che in quel periodo diventa molto, molto famosa una due ruote cugina, la mountain bike, che sottrae non solo futuri atleti al BMX, ma anche parecchi fondi pubblicitari, con le varie ditte ora attirate dal “nuovo” fenomeno mtb.

Nessun problema, un po’ di riposo fa bene a tutti, specie se si passa il tempo di minore fama a perfezionare ulteriormente tecniche, trick e rampe: in quegli anni resiste infatti un gruppo di sportivi, i più dotati e tecnici e, anche se appare meno in televisione ed è praticato da un numero minore di persone, in realtà il BMX cresce e cresce.

foto di un rider che compie un backflip in bmx

Le strutture e i salti crescono col crescere della fama del BMX. Foto credit ©redbull.com

Crescita che significa pure cambiamento e affermazione dei cambiamenti stessi. Ora abbiamo una scena di assoluto valore che possiamo vedere come “divisa” fra Freestyle e Street, ma che in realtà vede molti atleti di una disciplina frequentare tranquillamente anche l’altra, seppur con ambizioni e risultati molto diversi tra loro.

I due campi si sono sempre più estremizzati e distinti e oggigiorno ci regalano entrambi grandi imprese, che siano i nuovi record che Ryan Williams continua a regalarci mese dopo mese oppure le colorate, simpatiche e portentose “invasioni” di alcune città come Brighton e Budapest da parte di qualche banda di folli e bravi street rider. Dunque, l’appassionato di BMX ha sempre diversi grandi filmati da vedere e trick impressionanti da tentare di imitare.

E noi italiani? Magari nell’ambito acrobatico non abbiamo la tradizione migliore in assoluto e nemmeno palmarès di altissimo spessore, ma ci difendiamo bene, piazzando costantemente ottimi nomi sulla mappa del BMX mondiale e fra questi, ultimamente, vi abbiamo parlato di Alessandro Barbero e Simone Barraco, talenti ben conosciuti a livello internazionale.

foto di manuel de vecchi alle olimpiadi 2008

Manuel De Vecchi alle Olimpiadi di Pechino 2008

Per quanto riguarda la parte racing, rimasta sempre attiva anche se “in sordina”, in passato abbiamo avuto Manuel De Vecchi, unico olimpico italiano a Pechino nel 2008 e a Londra 2012, 30 titoli italiani (17 in BMX, 13 in Cruiser), vice campione del mondo cruiser elìte nel 2008 e campione europeo indoor elìte nel 2007.

Oggi la responsabilità è in mano alle nuove leve e ce ne sono, anche se il BMX Race è ora trattato come uno sport di nicchia, ben lontano dai riflettori che illuminano gli sport maggiori visti in TV.

Il futuro? Il futuro è in mano a Patrick Venturi e ai tanti “bambini” come lui, grandi atleti in erba che potranno fare molto bene ma ai quali, e ai tanti ragazzi come loro che vogliono provare il BMX, serve una cosa sopra tutte le altre: strutture, strutture e ancora strutture.

foto di uno skate park in cemento

Un park simile è sfruttabile anche con skateboard, monopattini, BMX e mountain bike.

Non pretendiamo di avere la stessa attenzione riservata al nostro fratellone maggiore, il ciclismo su strada, ma abbiamo bisogno di qualche struttura in più, anche se qualcosa, finalmente, sembra che si stia muovendo e lo scoprirete nei prossimi articoli su bmx.bicilive.it e mountainbike.bicilive.it.

Tutto ciò per far divertire e crescere i nostri ragazzi indirizzandoli verso uno sport sano, all’aria aperta e che dà molto dal punto di vista della coordinazione, dell’agilità ma anche dell’aggregazione e poi chissà, anche per piazzare qualche altro nome italiano nelle varie gare mondiali.

E ora? Il presente? Beh, quello è molto facile: ora dovete prendere la vostra “biemme”, scendere in strada e saltare su qualsiasi cosa troviate in giro: rampe, gradinate, dossi, ringhiere, cortili e parchi!

Più duri del cemento e più elastici della gomma. In sicurezza, certo, ma con coraggio, tanta preparazione e il rispetto degli altri, che fa sempre bene.
Che cosa ci fate ancora qui?

A proposito dell'autore

Grande appassionato di natura, cinema e scrittura, collabora da anni con siti di musica, cinema, spettacolo e informazione occupandosi di varie tematiche. Milano gli ha fatto scoprire il mondo della bicicletta e da allora il suo amore per le due ruote continua a crescere inarrestabile.