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Abbiamo avuto l’occasione di intervistare uno dei nomi di riferimento del BMX Italiano di qualche anno fa. È di Verona, ha 31 anni, sposato e con due figlie. È Carlo Gaule

È un rider, se i calcoli sono giusti, classe ’84. Ha firmato 6 titoli Italiani, alcune finali Europee nelle categorie Junior ed Elite, 10 anni in Nazionale, diverse prove di Coppa del Mondo SX e alcuni Campionati Mondiali.

Qualche domanda e Carlo ha rinfrescato vecchi ricordi…


Come ti sei avvicinato al bmx?

Ho conosciuto il BMX all’età di 4 anni, passando prima dal parco giochi poi alla pista di Montorio con mio fratello Marco.

Qual è stato il tuo percorso sportivo?

Il mio percorso è avvenuto grazie ai miei genitori che hanno capito che questo era lo sport per me. Hanno saputo supportarmi al meglio grazie ad un’istintiva scoperta del divertimento, della compagnia e dei risultati sportivi che il BMX ha saputo darmi, facendomi innamorare. Su questa lunghezza d’onda ho vissuto innumerevoli bei momenti di vita, ricordo le uscite all’estero da ragazzino con il camper, le 4 volte in pista alla settimana, farsela sotto prima di una finale, partire con le lacrime e vincere… Poi arrivano i pedali a sgancio, i cancelli più veloci, le curve in asfalto, la percezione disarmante di essere sempre in leggero ritardo con i tempi rispetto alle altre nazioni, di essere svantaggiati. Arrabbiato, volevo trovare una scorciatoia che mi rimettesse ben presto in carreggiata, non si poteva uscire agli ottavi di finale agli Europei ed essere Campioni Italiani.

Bisogna muoversi!

Comincio a fare ripetute ogni giorno, tornato da scuola, oltre alla pista nel pomeriggio. Trovo una spalla d’acciaio, si chiama Manuel De Vecchi. Eravamo di due squadre diverse ma non importava affatto, ci univa la determinazione di uscire da quella brutta sensazione e voler dare il massimo. Cominciamo ad allenarci insieme in palestra, a fare ripetute con rapporto duro, programmare stage in Francia.


Il risultato?

Si ritorna ad essere competitivi alle prove Internazionali. Nel 2001-2002 la nazionale non ci portava a tutte le prove dell’Europeo, portavo le pizze con il motorino la sera per riuscire a non perderne una. Dal 2003 l’aspetto logistico migliorò notevolmente, dove non arrivava la nazionale, arrivava il team di Gianni Bonini.

Da elite avevo ancora bisogno di salti di qualità, abbiamo cominciato a seguire una preparazione in palestra con Damiano Scolari. L’errore mio forse è stato il volerla perseguire evitando lo “squat”, per una leggera scoliosi che ho fin da bambino, sostituendolo con la pressa. I preparatori giustamente non si sono impuntati, ma quando nel 2007 Ludovic Laurent mi ha convinto a cambiare rotta, me ne sono reso conto subito.

La conseguenza…

Torna la rabbia di voler recuperare, la foga di perfezionare i gesti atletici e la nuova forza che potevo costruire con una nuova preparazione.

Come hai vissuto la nazionale?

Tutto sommato in maniera positiva. L’aspetto logistico dal ’98 al 2005 ha aiutato a risparmiare dei soldi e a sentirsi parte degli “azzurri”, emozione positiva. L’apporto tecnico di Laurent nel 2007 mi ha sicuramente stimolato a tenere una posizione più corretta in bici sia in pedalata, sia in salto. A farmi capire l’importanza dello squat che fino ad allora credevo sostituibile con la pressa. Se fossi riuscito ad assorbire il carico di allenamento del biennio 2006/2007 sono sicuro che avrei completato lo step di qualità che cercavo.


Hai potuto valutare in maniera diversa la situazione azzurra dopo il ritiro?

Non mi rendevo conto di cosa stavano preparando le altre Nazioni, di quale sarebbe stato di lí a breve il modello vincente per un atleta di BMX ed ho avuto modo di osservarlo a pieno solo successivamente. Le Nazioni più forti oggi hanno atleti professionisti stipendiati, hanno un centro di riferimento nazionale per la preparazione. Fanno in modo che gli atleti si allenino insieme per lo meno in pista o durante le sessioni di sprint, curando pure aspetti come l’alimentazione. Le squadre che seguono questo modello vedono piloti che non spiccavano in passato ottenere oggi risultati da finale mondiale. Certamente positivo in termini di punteggi in Italia e’ stato il coinvolgimento del pilota italo-francese Romain Riccardi. Questo da una parte evidenzia ancora il ritardo dell’organizzazione italiana nel mettere i suoi piloti nelle migliori condizioni per andare forte, dall’altra questo non può rappresentare il fulcro delle aspettative e dei risultati azzurri dei prossimi anni, urge un chiaro ed efficace progetto italiano. Questo è il nostro nuovo ritardo, quello che oggi ci svantaggia, sono convinto si debba uscirne alla svelta, con la rabbia di chi ha perso tempo e risultati preziosi.

Quando e perché hai dovuto smettere?

Durante la seconda metà del 2007 sentivo che qualcosa non andava. Non riuscivo a finire il giro di pista. La risposta l’ho avuta in dicembre a St.Etienne (ultima gara ufficiale che ho fatto), quando si è gonfiata la gola a causa di alcune cisti formatesi spontaneamente e gonfiatesi sotto sforzo. Non avevo altra soluzione. Ho dovuto mollare. La vita fuori dal BMX è comunque continuata… Mi sono laureato in Economia a Verona, ho sposato la mia ragazza Maja ad inizio 2008 e mi sono cercato un lavoro.

Questo poteva essere un periodo di rivoluzione. Invece… hanno riconfermato lo stesso CT. Cosa ne pensi?

La sensazione è che manchi, in Federazione, la percezione della necessità di avere una vera e propria squadra nazionale di BMX, pagata, motivata e coordinata quotidianamente. Per me non riguarda, dunque, la figura personale di Ludovic Laurent, ma di un input tanto pre-meditato quanto urgente che deve arrivare forte e chiaro dall’alto sul campo. Ad esempio, se il progetto prevedesse una preparazione atletica e tecnica personalizzata ma con la stessa persona che presiede quotidianamente il centro di riferimento allora dovrà essere affiancato un preparatore riconosciuto per il BMX, se invece la consegna fosse un attento coordinamento delle schede dei ragazzi per sincronizzare ogni altro giorno, attività in pista e su asfalto insieme, già si amplierebbe lo spettro di profili eleggibili. In assenza di un simile nuovo progetto la federazione non può rappresentare nel corso dei prossimi anni una marcia in più per gli atleti, ma restare ferma al buon passo in avanti compiuto nel lontano 2006.


Ci sarà secondo te l’Italia a Rio 2016?

La presenza dell’Italia a Rio è nelle “sole” mani dei singoli che oggi come ieri sono alla disperata ricerca di scorciatoie. Vi posso assicurare che la semifinale di De Vecchi al Mondiale 2008, le sue prove Europee e le sue partecipazioni Olimpiche sono la prova lampante che le forze del singolo possono fare molta differenza.

Se tu fossi il CT, cosa cambieresti?

Premesso che per il momento non vorrei essere il CT della Nazionale, ma se lo fossi cercherei di sintonizzarmi con preparatori e atleti per trovare momenti comuni di allenamento tra gli elite della squadra nazionale all’interno della settimana e farei percepire questa attività come prioritaria. Farei parlare i preparatori tra loro e, per il bene degli atleti programmerei una seduta comune di partenze e sprint la settimana e una seduta comune in pista per girare assieme e confrontarsi. Comunicherei quotidianamente con la Federazione perché venga attuato il nuovo modello che tanto bene funziona altrove e che potrebbe garantire un nuovo salto di qualità in termini di risultati. Poco budget in più, nuova gestione dei costi e delle trasferte, nuovo modello.

La finale olimpica e il profumo di medaglia 2020 rimangono invece una lunghezza d’onda ancora da diffondere.

Con le parole di Carlo Gaule chiudiamo dicendovi, felicemente, che è tornato in pista da una po’ e il manico non gli manca! Chissà…

A proposito dell'autore

Bmx rider da 10 anni e istruttore federale di mtb. Appassionato delle due ruote a pedali e del motorsport. Non è solo appassionato delle due ruote, ma anche videomaker attratto dal concetto di comunicazione attraverso le immagini. In BiciLive è responsabile della sezione bmx.